A Palermo, tra le strade vive di Ballarò dove colori, suoni e culture si intrecciano ogni giorno, sta accadendo qualcosa che non si vede tutti i giorni. Non un progetto qualunque, ma un percorso reale di crescita civica che sta trasformando giovani migranti in cittadini attivi, capaci di osservare, leggere e immaginare il territorio in cui vivono. È il cuore del lavoro che la Fondazione Don Calabria sta portando avanti con il progetto LGNET3 presso Casa San Francesco, un centro di accoglienza che in questi mesi si sta rivelando anche un'officina di cittadinanza nuova e condivisa.
Tutto è iniziato l’8 ottobre, con un semplice incontro conoscitivo: ragazzi e ragazze seduti in cerchio, sguardi che si incrociano, timidezze che lasciano spazio alla curiosità. Prima di intervenire sulla città, bisognava fare una cosa fondamentale: diventare gruppo, riconoscersi come squadra, capire che quel percorso si sarebbe costruito insieme. È lì che è accaduto il primo passo di un cambiamento silenzioso ma profondo: la consapevolezza che partecipare significa avere voce, e avere voce significa poter contribuire alla città in cui si vive.
Una settimana dopo, il 15 ottobre, il gruppo è uscito dal centro e ha raggiunto Piazza Mediterranea, nel cuore di Ballarò. Una scelta tutt’altro che casuale, perché quella piazza è oggi un simbolo vivente di ciò che può accadere quando una comunità sceglie di reagire. Per anni abbandonata e trascurata, è tornata a vivere grazie a un’azione dal basso, un percorso di autorecupero che l’ha trasformata in un luogo vivo, fatto di relazioni, presenze, incontri.
E proprio in questa piazza, i ragazzi hanno iniziato il loro primo esercizio di cittadinanza attiva: osservare il quartiere, leggerlo, analizzarne i bisogni, capire cosa manca e cosa si potrebbe fare. Hanno scattato foto, registrato video, raccontato sensazioni. Uno sguardo giovane ma attento, che ha trasformato una semplice passeggiata in uno strumento di ascolto del territorio.
Il loro materiale diventerà il punto di partenza per l’incontro successivo, in cui – insieme agli operatori – rivedranno immagini, impressioni e racconti per scegliere un luogo su cui intervenire. Poi visiteranno i luoghi individuati, li valuteranno, li confronteranno, finché il gruppo non troverà quello giusto: un posto della città che potrà tornare a respirare grazie al loro contributo.
Quello che sta accadendo non è soltanto un lavoro educativo o urbanistico. È qualcosa di molto più prezioso. In una città che accoglie persone da ogni angolo del mondo, Fondazione Don Calabria sta facendo un passo successivo: non offrire solo supporto, ma responsabilità. Non chiedere ai ragazzi di integrarsi, ma metterli nelle condizioni di sentirsi parte, di capire che la città non è un luogo in cui si passa, ma un luogo che si costruisce insieme, che si può cambiare e che può cambiare anche grazie a loro.
E allora succede che giovani arrivati da lontano iniziano a dire “il nostro quartiere”, “la nostra piazza”, “la nostra città”. E in queste semplici frasi si nasconde la rivoluzione più grande.
A Palermo, in questo angolo di Ballarò, l’accoglienza è diventata partecipazione, il territorio laboratorio di cittadinanza e i migranti sono diventati cittadini attivi.
Un progetto sostenuto dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) 2021–2027 e promosso dal Comune di Palermo insieme a Sviluppo Solidale, Fondazione Ebbene ETS e Fondazione Don Calabria ETS, che non vuole promettere risultati immediati, ma piccoli semi piantati con cura e pazienza.
E forse sta proprio in questo il valore più grande del lavoro di Fondazione Don Calabria: non solo rigenerare un luogo, ma rigenerare il modo in cui si vive Palermo.
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